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  • Varietà di tartufi e proprietà benefiche

    Il tartufo non è soltanto un alimento pregiato: è anche fonte di benefici per il nostro organismo. Questi ultimi dipendono non tanto dalla tipologia di tartufo, quanto dalla qualità e dalla freschezza del prodotto.

    I tartufi, che siano bianchi, neri e così via, hanno proprietà antiossidanti, digestive e anche afrodisiache. Sono ideali per preparare piatti deliziosi, che tra l’altro vanno a vantaggio della nostra salute. Tutti buoni motivi per acquistare questi straordinari funghi: nel nostro negozio online ne forniamo di eccellenti, sia appena colti sia conservati.

    I valori nutrizionali del tartufo

    Per capire perché il tartufo fa bene, occorre soffermarsi innanzitutto sui valori nutrizionali. I tartufi sono poveri di grassi, ma sono ricchi di proteine, fibre e minerali come:

    • il calcio;
    • il potassio;
    • il fosforo;
    • lo zinco;
    • il ferro;
    • il sodio.

    In più, dobbiamo citare il notevole apporto di vitamine, soprattutto la E, la C e quelle del gruppo B. Già questa prima panoramica fa capire quanto sia positiva l’azione del tartufo.

    Tipi di tartufo

    Il nostro discorso si applica a tutte le varietà di tartufo: come abbiamo evidenziato in precedenza, ciò che conta è la qualità.

    varietà di tartufi

    Devi sapere che, in natura, ci sono tantissime tipologie di tartufo (circa 60), ma che quelle commestibili sono 9. Di queste, 6 sono disponibili in commercio – come puoi notare dando un’occhiata al nostro shop di tartufi. I migliori tra questi funghi sono preziosi alleati del benessere del corpo sotto più punti di vista.

    Ma quali sono i 6 tartufi che si possono trovare e comprare? Apriamo e chiudiamo una parentesi in merito:

    • il tartufo bianco;
    • il tartufo nero;
    • il tartufo bianchetto;
    • il tartufo uncinato;
    • il tartufo estivo;
    • il tartufo moscato.

    Il tartufo bianco è quello più pregiato in assoluto: raffinato, squisito, perfetto per valorizzare i tuoi piatti e per lasciare a bocca aperta tutti i tuoi ospiti. Questo prodotto ha un odore che ricorda quello del formaggio grana, un colore chiaro e una superficie vellutata.

    C’è, poi, il tartufo nero, che ha un rivestimento scuro e una polpa interna con sfumature rossicce. Questo tartufo è più delicato a livello di profumo, ed è ottimo per la realizzazione di pietanze come i risotti e il filetto al tartufo nero.

    Passiamo al tartufo bianchetto, o marzuolo. Un fungo così chiamato per distinguerlo da quello bianco pregiato, poiché il bianchetto è molto più diffuso. Questo tartufo ha un vago sentore di aglio, specialmente se è maturo, e può essere accompagnato a ravioli, gnocchi ecc.

    Il tartufo uncinato è lo scorzone invernale, con peridio nero e polpa color nocciola. Il tartufo ideale per chi ne vuole uno di classe, senza spendere in maniera esagerata!

    Invece, il tartufo estivo è lo scorzone. Anche questo è un tartufo nero, meno costoso di quello nero pregiato, ma comunque eccezionale per gusto e per proprietà. Lo scorzone è molto equilibrato e armonioso, con note di foreste, legno e boschi.

    Concludiamo il nostro elenco con il tartufo moscato, che prende il nome dal suo aroma di noce moscata. Non è tra i più famosi, ma senza dubbio è tra i più versatili (poiché va bene persino per fare pizze e rustici).

    I benefici del tartufo

    Tutti i tartufi apportano benefici al nostro organismo. Ovviamente non bisogna esagerare, per non andare incontro a effetti collaterali come l’affaticamento del fegato e la produzione eccessiva di acido urico; tuttavia, chi consuma regolarmente un po’ di tartufo nota miglioramenti in vari ambiti della salute.

    I tartufi, per la loro alta percentuale di antiossidanti, aiutano a combattere i radicali liberi che sono responsabili dell’invecchiamento delle cellule. Costituiscono un vero e proprio alimento anti-age, che contribuisce addirittura a rallentare la comparsa dei segni del tempo.

    In più, i funghi in oggetto sono complici della bellezza della pelle. Hanno una certa capacità elasticizzante, e stimolano la produzione di proteine della cute come il collagene e l’elastina.

    Non dimentichiamo che i tartufi hanno proprietà digestive e supportano anche il normale transito intestinale, essendo fonte di fibre. Per quest’ultima ragione inducono un senso di sazietà, per cui arriviamo meno affamati al pasto successivo: una buona notizia per coloro che sono a dieta, insieme all’apporto calorico abbastanza basso.

    Il tartufo è pieno di minerali, che fanno bene ai denti e alle ossa (il calcio), alla memoria (il fosforo), al cuore e al sistema nervoso (il potassio). Un autentico concentrato di energia e di benessere per il nostro fisico e anche per la mente.

    Ricordiamo, poi, che l’alimento in oggetto ha effetti afrodisiaci perché contiene alcuni feromoni. Infine, il tartufo interviene nella diminuzione dei livelli di colesterolo cattivo nel sangue.

    Tutto questo si aggiunge alla naturale bontà dei tartufi, che rendono uniche le vivande e sono caratterizzati da numerose sfumature di sapore e di profumo. I migliori tartufi sono disponibili nel nostro negozio, sia freschi sia conservati!

  • Come riconoscere se il tartufo è buono

    Il tartufo è un ingrediente davvero speciale: è in grado di valorizzare il sapore di tantissimi piatti, e – in base anche alla tipologia – si abbina benissimo al riso, a vari formati di pasta, alla carne e alle uova.

    Chiaramente, è necessario che i tartufi siano di ottima qualità e che siano quanto più possibile freschi (come molti di quelli che mettiamo a disposizione sul nostro shop). Di seguito ti spiegheremo come capire se il tartufo è buono: sono informazioni che comunque bisogna conoscere, anche se con i nostri prodotti non avrai mai questo dubbio!

    L’importanza dell’olfatto…

    Il primo senso su cui devi basarti, per individuare i tartufi migliori, è l’olfatto. Ogni tartufo ha il proprio odore peculiare, che è tanto più intenso quanto più è fresco il fungo.

    Per esempio, il tartufo nero pregiato è caratterizzato da un sentore di sottobosco: una sorta di via di mezzo tra il legno e le nocciole, abbastanza dolce. Invece, da questo punto di vista il tartufo bianco pregiato è più delicato, e ricorda vagamente il formaggio grana.

    Anche il tartufo uncinato ha un aroma che si distingue immediatamente, a causa del fatto che cresce in luoghi freschi e umidi. Quello estivo è equilibrato, ed evoca le foreste e i boschi. Il tartufo moscato profuma proprio di noce moscata, il bianchetto addirittura di aglio – soprattutto se è molto maturo. Insomma, l’olfatto è fondamentale per trovare un buon tartufo.

    … e del tatto

    Ugualmente indispensabile è il tatto: è essenziale verificare la compattezza del tartufo. A questo proposito, però, si deve tracciare una differenza tra le diverse varietà:

    • il tartufo nero è uno dei più duri, almeno al confronto con quello bianco;
    • il tartufo bianco pregiato è più morbido e ha una superficie vellutata;
    • il moscato ha la buccia molto sottile, che si scalfisce facilmente;
    • l’uncinato, o scorzone invernale, è di media compattezza e coperto da piccole verruche;
    • il tartufo estivo è omogeneo e privo di parti molli;
    • il bianchetto è globoso e sodo.

    È necessario tenere sempre a mente queste caratteristiche per riconoscere se il tartufo è buono. Ti assicuriamo che i tartufi del nostro negozio online soddisfano appieno questi standard: dai un’occhiata all’assortimento che offriamo!

    I tartufi andati a male

    La cosa peggiore è comprare un tartufo e accorgersi troppo tardi che il fungo è andato a male. Tuttavia, puoi rendertene conto subito affidandoti – ancora una volta – al naso e al tatto.

    I tartufi andati a male, naturalmente, hanno un odore sgradevole: uno che somiglia a quello dell’ammoniaca, e che fa scattare all’istante un campanello d’allarme. È ovvio che un prodotto del genere rovinerebbe le tue pietanze, piuttosto che arricchirle.

    Senti anche la consistenza del tartufo. Non sono ottimali quelli eccessivamente duri, e al tempo stesso quelli “gommosi”. Attenzione anche ai tartufi molli sotto le dita, che hanno alte probabilità di essere andati a male.

    Un altro indizio è la presenza di tracce di muffa. Queste non ci dovrebbero essere assolutamente in un tartufo, e sono un segnale di un’esagerata maturazione.

    Non vale la pena acquistare tartufi di questo tipo: perdono tutte le loro preziose qualità, sono difficili anche soltanto da grattugiare e sono danneggiati nel gusto e nel profumo. Per le tue creazioni culinarie ci vogliono tartufi freschi, o al limite conservati in maniera perfetta.

    L’aspetto dei tartufi

    Ti diamo qualche altra informazione sui tartufi, per aiutarti a riconoscere quelli migliori.

    Vediamo come sono fatti, a livello esteriore, questi straordinari funghi:

    • il tartufo nero pregiato ha un rivestimento scuro e una gleba con sfumature violacee o tendenti al rossiccio;
    • il tartufo bianco pregiato oscilla, nel peridio, tra il bianco e il giallino;
    • il tartufo estivo è nero all’esterno, ma all’interno è giallo-ocra;
    • il tartufo uncinato ha un peridio brunastro e una polpa marrone-nocciola;
    • il tartufo bianchetto è chiaro dentro e fuori;
    • il tartufo moscato è uno dei più scuri (non a caso è chiamato anche trifola nera).

    Per capire quali tartufi sono veramente eccellenti, valuta anche il loro aspetto. In definitiva, olfatto, tatto e vista procedono di pari passo.

    La conservazione del tartufo

    Ti abbiamo spiegato come si individuano i tartufi più buoni: quelli più adatti a valorizzare i piatti che prepari. Per mantenere un tartufo in ottime condizioni, bisogna sapere anche come conservarlo.

    Per cominciare, i tartufi non vanno mai immersi nell’acqua. Devono essere puliti con uno spazzolino morbido, o con dei fogli di carta assorbente da cucina. Al massimo, per eliminare i residui di terreno più ostinati, utilizza un getto d’acqua tiepida per pochi secondi.

    Avvolgi il prodotto in una garza, e sistemalo in un contenitore ermetico di vetro. In frigo, il tartufo resiste non più di una settimana. Alcune tipologie di tartufo possono essere anche congelate, tenendo in conto che l’aroma e il sapore andranno in parte perduti.

    Il nostro shop è ricco di tartufi di elevata qualità. Vedrai che rispettano tutti gli standard che ti abbiamo elencato!

  • La Spora su Gusto, rubrica de Il Giornale

    Anche Il Giornale parla della nostra azienda agricola. La Spora, infatti, è apparsa sulle pagine del quotidiano milanese nella rubrica Gusto, con un’intervista al nostro responsabile aziendale Francesco Le Donne.

    Un’opportunità di rilievo per far conoscere una realtà come la nostra, a conduzione familiare, in tutta Italia. sulle pagine del Giornale si fa riferimento ai nostri prodotti totalmente artigianali, privi di conservanti e di coloranti, che rendono la nostra realtà specializzata nella coltivazione e nella vendita di tartufi freschi un punto di riferimento per tutto il settore.

    Alla scoperta del tartufo

    Il GiornaleL’intervista ha offerto anche l’opportunità di far conoscere ai lettori meno esperti le origini e le caratteristiche dei tartufi, tuberi che sono presenti nei terreni de La Spora fra il territorio abruzzese e quello molisano, nell’alta valle del fiume Sangro.

    Come ormai i nostri clienti più affezionati sanno, La Spora si dedica alla ricerca diretta del prezioso tubero con cani adeguatamente addestrati. Oltre a commercializzare tartufi freschi in ogni parte del mondo, il nostro team lavora i prodotti dei nostri terreni per realizzare numerose specialità al tartufo, dai condimenti alle salse, passando per i tartufi conservati in vaso.

    Una storia che dura da generazioni

    Nell’articolo firmato da Luana Costa si racconta la storia de La Spora: è da diverse generazioni che l’attività di ricerca del tartufo rientra nella vita quotidiana della famiglia di Le Donne, che ha raccolto l’eredità da suo padre, il quale a sua volta l’aveva raccolta dal nonno di Francesco.

    Insomma, una passione che si è trasformata in una vera e propria azienda agricola. Merito anche delle caratteristiche del territorio abruzzese, che mette a disposizione le specie di tartufo fresco più ricercate nel corso di tutto l’anno, nel pieno rispetto della stagionalità.

    Gli obiettivi per il futuro

    Il Giornale racconta anche le prospettive per il futuro di La Spora: l’intento è quello di ampliare il mercato in modo da poter esportare i prodotti in tutte le parti del mondo. Così, si può sviluppare un progetto che non si limiti alla vendita nuda e cruda del prodotto, ma sia in grado di comunicare ai clienti una lunga serie di valori: in particolare il piacere della ricerca, l’amore per l’attività di raccolta del tartufo e per le lavorazioni che ne derivano. Dietro all’offerta di prodotti a km zero, infatti, c’è un lungo processo in cui si mescolano professionalità e passione.

  • Abbinamento vino-tartufo: la guida definitiva

    Il tartufo è un ingrediente caratterizzato da un sapore inconfondibile: ciò vale sia per i tartufi neri sia per quelli bianchi. Ovviamente alcune tipologie hanno un aroma più intenso e altre un profumo più delicato, ma in generale il tartufo è in grado di conferire un gusto unico a qualunque pietanza.

    Ciò, però, significa anche che il vino da abbinare non è semplicissimo da trovare. C’è bisogno di un vino che non “nasconda” il tartufo: in questo caso, il rischio è che i tuoi ospiti non possano cogliere appieno ogni sfumatura del piatto.

    Dai un’occhiata ai nostri consigli per individuare il vino migliore da associare al tartufo. Attenzione, non è detto che con il tartufo bianco il vino debba per forza essere bianco, e viceversa, che con il nero sia richiesto un vino rosso. Più che altro, è essenziale che il vino e il tartufo si esaltino a vicenda.

    Vini per tartufo nero

    Con i tartufi neri, come il nero pregiato e quello uncinato, ci vuole un vino abbastanza strutturato e lasciato a invecchiare per alcuni anni. Chiaramente la scelta dipende anche dalla vivanda (che sia, ad esempio, un primo a base di pasta fresca, una fetta di carne e così via), ma nel complesso ti suggeriamo vini come:

    • il Nebbiolo, con leggere note floreali e corpo vellutato;
    • il Bordeaux, elegante ed equilibrato;
    • il Pomerol, morbido e lievemente tannico;
    • il Montepulciano d’Abruzzo, secco e armonioso.

    In linea di massima, possiamo dire che i vini perfetti per il tartufo nero sono di più rispetto a quelli indicati per il tartufo bianco. Questo perché il tartufo nero è meno sensibile ai processi di cottura.

    Vini per tartufo bianco

    Hai già dato uno sguardo al nostro negozio online? Hai l’opportunità di procurarti ottimi tartufi, neri e bianchi. Questi ultimi, il più delle volte, vengono aggiunti a crudo proprio per preservarne il sapore e l’aroma: è importante anche selezionare un vino che non “mortifichi” il sentore del tartufo.

    Con il tartufo bianco sono ideali:

    • il Dolcetto d’Alba, il cui retrogusto di mandorle amare si sposa benissimo con il tartufo bianco pregiato;
    • il Barolo, persistente e speziato;
    • il Rosso Piceno, tannico al punto giusto;
    • il Dogliani, asciutto e armonico.

    Questi vini sono abbastanza diversi tra loro, come del resto sono i piatti guarniti con il tartufo bianco. Si va dai risotti alle uova, fino ai formaggi e alla fonduta.

    Un tipo di vino per ogni tartufo

    Oltre a quelli che abbiamo appena citato, ci sono altri vini eccellenti con i tartufi. Rossi poco tannici e non troppo impegnativi, come il Pinot Noir, e bianchi come il Riesling – il cui bouquet può somigliare, in un certo qual modo, proprio all’odore del tartufo.

    Altri bianchi che raccomandiamo sono quelli vulcanici, come il Bianco dell’Etna, e quelli leggermente amarognoli come il Verdicchio.

    E per quanto riguarda gli spumanti? In verità le bollicine andrebbero evitate con le pietanze al tartufo. Potrebbero nascondere il profumo del fungo, e sono contraddistinte da eccessiva freschezza. Se ci tieni molto allo spumante, al limite servine uno non troppo frizzante e dotato di un perlage fine.

    Consigli generali su come abbinare tartufo e vino

    Per l’abbinamento tartufo-vino, è opportuno seguire queste facili regole:

    • non utilizzare vini troppo acidi;
    • non ricorrere a un vino complesso, che diventerebbe il “protagonista” al posto del tartufo;
    • riflettere su dettagli solo in apparenza secondari, come il tipo di carne, il formato di pasta, la varietà di riso ecc.;
    • tener presente che il vino non è una semplice bevanda, ma un elemento che valorizzerà al massimo il piatto.

    La cosa migliore è informarsi sull’aroma del tartufo prima di scegliere il vino. Facciamo qualche esempio: il tartufo uncinato evoca un sentore di nocciole, quello bianco pregiato uno di grana, quello nero pregiato è più tendente al dolce. Questi dati sono fondamentali per abbinare in maniera perfetta il vino e il tartufo.

    Alcuni errori da non commettere

    Al contempo, quando si tratta di accompagnare con un buon vino una vivanda al tartufo, ci sono dei tranelli in cui non bisogna cadere. Non solo, come già abbiamo detto, l’associazione tartufo bianco – vino bianco e tartufo nero – vino rosso; è indispensabile mettere da parte i vini con bouquet vanigliato, che stonerebbero insieme al tartufo.

    Inoltre, meglio non adoperare un vino invecchiato per molti anni in barrique. Un prodotto del genere guadagna un gusto quasi “affumicato”, legnoso, tostato, che ricorda troppo quello del tartufo stesso.

    Per concludere, se ti piace il vino freddo, prediligi i bianchi. Un vino rosso freddo è sempre sconsigliato, a maggior ragione con il tartufo!

    Nel nostro shop mettiamo a disposizione tartufi freschi di elevata qualità, e anche tartufi conservati. Non avrai difficoltà a trovare il più adatto alla pietanza che hai intenzione di cucinare: una volta acquistato il tartufo, resta da comprare soltanto il vino!

  • Filetto al tartufo nero: ecco la ricetta

    Il filetto al tartufo nero è una vera e propria squisitezza, per cui si utilizza un particolare ingrediente: il tartufo nero pregiato. Esso è caratterizzato da un aroma delicato, sempre piacevole e mai troppo intenso, che non fa altro che valorizzare il gusto della carne.

    La ricetta del filetto al tartufo, di per sé, non è complicata: oltre ai componenti principali, ovvero il filetto e il tartufo nero, sono previsti pochi condimenti. L’importante è rispettare con scrupolosità i tempi di cottura e trattare con la massima attenzione tutte le materie prime per ottenere un risultato perfetto e un secondo piatto incredibilmente delizioso!

    Filetto al tartufo nero

    Per una simile pietanza puoi adoperare sia il tartufo fresco sia quello conservato, in base al periodo dell’anno in cui desideri prepararla. Ricorda che nel nostro negozio mettiamo a disposizione eccellenti tartufi freschi, con i quali guarnirai le tue vivande e lascerai a bocca aperta i tuoi ospiti.

    C’è anche chi preferisce arricchire il filetto con il tartufo bianco, ma secondo noi tra i tipi di tartufo il più indicato, in questo caso, è il Tuber Melanosporum. Il connubio della carne di manzo con il tartufo nero pregiato è davvero ottimo, poiché i sapori sono in contrasto e in armonia al tempo stesso.

    Cosa serve per realizzare il filetto al tartufo nero

    Ipotizziamo una cena a cui partecipano quattro persone. Considerate queste quantità, per cucinare il filetto al tartufo nero ti serviranno:

    • 50 g di tartufo nero pregiato;
    • 4 filetti di manzo di circa 200 g ciascuno;
    • sale quanto basta;
    • 40 g di burro;
    • 250 ml di brodo vegetale;
    • pepe quanto basta.

    Ricorda di pulire per bene il tartufo prima di usarlo ai fornelli. Per la pulizia del tartufo è essenziale la delicatezza: fai una leggera passata con uno spazzolino dalle setole morbide, e al limite fai scorrere un po’ d’acqua tiepida sul peridio per eliminare i residui di terreno e di sporco. Non lasciare mai, per nessuna ragione, il tartufo in ammollo nell’acqua!

    Le prime fasi della preparazione del filetto fino alla cottura della carne

    Hai tutto il necessario per preparare un ottimo filetto al tartufo nero. Come si procede?

    La prima cosa da fare è mettere il brodo vegetale su fuoco basso, affinché rimanga caldo mentre ti occupi della carne. Nel frattempo, sciogli metà del burro (quindi 20 g) in una padella. Quest’ultima, se possibile, dovrebbe essere di ferro: una chicca da chef per cuocere al meglio il filetto.

    Quando il burro ha una consistenza liquida, appoggia nella padella il filetto e fallo rosolare per 2-3 minuti per lato (stiamo immaginando una carne spessa circa 3 cm). Per questa operazione la fiamma deve essere abbastanza alta da permettere la formazione di una sorta di crosticina esterna. Con uno stratagemma del genere, dal manzo fuoriusciranno meno grassi.

    Ripeti per ogni filetto di manzo. Se sei un estimatore della carne, sai bene quanto sia fondamentale la giusta cottura!

    Gli ultimi step: come ottenere uno squisito filetto al tartufo nero

    Dopo aver sistemato temporaneamente il filetto su un piatto, prendi la padella e lasciala per un po’ sotto l’acqua corrente. L’obiettivo è rimuovere le tracce maggiori di unto e di grasso: non c’è bisogno del sapone, poiché è sufficiente una pulizia superficiale del recipiente.

    Metti di nuovo la padella sul fuoco e versa un paio di mestoli di brodo vegetale. Un piccolo segreto: per un brodo più denso, spargi in via preliminare un pizzico di farina oppure di amido di mais.

    Una specialità al tartufo include, naturalmente, il tartufo. Su un tagliere, ricava fette sottili dal tartufo nero pregiato. Aggiungi l’ingrediente protagonista al brodo vegetale in padella (tranne 2 o 3 fette), nonché il sale e il pepe secondo i tuoi gusti.

    Unisci, poi, il burro restante e il filetto. Aspetta un minuto per amalgamare il tutto, togli la padella dal fuoco e impiatta. Su ciascun filetto distribuisci un cucchiaio di salsa e qualche scaglia di tartufo. Ecco come fare un regalo al tuo palato e a quello dei tuoi convitati.

    Alcune variazioni della ricetta

    La ricetta che ti abbiamo descritto può essere modificata leggermente. Ad esempio potresti:

    • sfumare il brodo con qualche goccia di brandy;
    • sostituire il brodo vegetale con uno di carne, di cui però le quantità devono essere inferiori perché il sapore è più intenso.

    A te la scelta!

    I vini da abbinare al filetto al tartufo nero

    Infine, ti suggeriamo alcuni vini eccellenti con il filetto al tartufo nero:

    • Merlot;
    • Chianti classico;
    • Dolcetto;
    • Montepulciano d’Abruzzo.

    Insomma, vini dal corpo equilibrato e mediamente tannico, il cui bouquet si armonizza alla perfezione con il piatto.

    Con i tartufi possono essere personalizzate tantissime pietanze: non solo secondi, ma anche primi (per esempio il risotto al tartufo uncinato). Dai un’occhiata al nostro shop, che fornisce tartufi di elevata qualità per tutte le esigenze!

  • Tagliolini al tartufo bianco: come si preparano

    Il tartufo bianco è un vero e proprio simbolo di pregio: non a caso, il nome completo di questo straordinario prodotto è tartufo bianco pregiato. Uno dei modi migliori di consumarlo è utilizzarlo per guarnire un piatto di tagliolini, così da realizzare una pietanza gustosa, raffinata, eppure dotata di un sapore semplice e genuino.

    L’importante è assicurarsi che l’ingrediente protagonista sia di ottima qualità, e che sia adoperato nelle giuste dosi. Se vuoi la certezza di acquistare un tartufo bianco eccellente, ti consigliamo di dare uno sguardo al nostro negozio (dove trovi anche i migliori tartufi freschi, sia bianchi sia di altre tipologie).

    Quello tra tartufo bianco e tagliolini è uno degli abbinamenti più popolari, perché questo formato di pasta valorizza in maniera eccezionale il fungo – e viceversa. La ricetta prevede pochissimi elementi, a parte i tagliolini e il tartufo, e il procedimento non è affatto difficile. Vediamo, allora, come si preparano i tagliolini al tartufo bianco!

    Gli ingredienti

    Ipotizziamo delle quantità per 4 persone. In questo caso, per la tua creazione culinaria avrai bisogno di:

    • 500 g di tagliolini freschi;
    • 50 g circa di tartufo bianco;
    • sale quanto basta;
    • 50 g di parmigiano reggiano;
    • 80 g di burro.

    Nel complesso, tra i primi step e la cottura, ci vorrà al massimo una mezz’oretta. Ottenere degli squisiti tagliolini al tartufo bianco è semplice e anche veloce. L’unico aspetto a cui dovrai prestare davvero attenzione è la pulizia del tartufo, un’operazione da svolgere con la massima meticolosità per non rischiare di rovinare il fungo.

    Come pulire il tartufo bianco

    Per pulire il tartufo in modo ottimale è essenziale rispettare una serie di accorgimenti. Per esempio, non bisogna mai immergere completamente il prodotto nell’acqua: l’unico risultato sarebbe quello di danneggiare il peridio e anche la parte interna.

    La prima cosa da fare, invece, è eliminare tutti i residui di terreno e di sporco con uno spazzolino dalle setole morbide. Se ciò non è sufficiente, limitati a un getto molto leggero di acqua corrente (e, alla fine, asciuga subito il tartufo con un panno soffice).

    I tagliolini al tartufo bianco: il procedimento

    Adesso è il momento di mettersi ai fornelli per la preparazione dei tagliolini. Ecco i passaggi da seguire:

    • porta a ebollizione una grande pentola di acqua, nella quale farai cuocere la pasta;
    • intanto, dedicati alla pulizia del tartufo e grattugiane una metà;
    • in una padella, fai sciogliere il burro;
    • amalgama il tartufo grattugiato con il burro fuso, ma solo dopo aver spento il fuoco (perché il tartufo bianco, per conservare intatto il proprio aroma, non va cotto);
    • scola i tagliolini e versali nella padella, dopodiché integra il sale e il parmigiano;
    • mescola a fiamma bassa per qualche minuto, usando un cucchiaio di legno.

    Adesso puoi servire i tuoi tagliolini al tartufo bianco, non prima però di aver impiattato e arricchito il tutto con il tartufo rimasto tagliato a scaglie. I tuoi ospiti di certo resteranno senza parole, e avranno l’acquolina in bocca anche solo a sentire il profumo della vivanda.

    I segreti per realizzare un ottimo piatto di tagliolini al tartufo bianco

    Il tartufo bianco si riconosce da alcune caratteristiche di base: ad esempio il suo odore, che unisce il tipico sentore di bosco con uno di parmigiano. L’effetto complessivo è piuttosto intenso e speziato, motivo per cui non bisogna aggiungere altri condimenti ai tagliolini.

    Verifica che il tartufo sia compatto, né molle né troppo duro. Infatti nel primo caso potrebbe essere marcio, nel secondo secco. Il problema non si pone quando compri il tartufo presso shop affidabili e professionali come il nostro.

    Controlla anche che il fungo non abbia lesioni o danni in generale. Ciò è indispensabile per la buona riuscita del piatto. Un’ultima analisi riguarda l’aroma del tartufo: se è troppo delicato, è probabile che la maturazione non sia adeguata e che il sapore finale sarà più lieve.

    Quale vino abbinare ai tagliolini al tartufo bianco?

    Il discorso sull’abbinamento vino-tartufo è molto importante, dato che il giusto vino può valorizzare ancora di più una pietanza già di per sé speciale.

    Uno dei vini più gettonati, per accompagnare i tagliolini al tartufo bianco, è il Nebbiolo d’Alba: esso è scelto per il suo bouquet fruttato e vagamente dolce, di vaniglia, che crea un magnifico contrasto con il gusto del tartufo. Anche il Pinot Nero è indicato per questo piatto, essendo fruttato, armonioso ed equilibrato nel corpo.

    Come vino per i tagliolini al tartufo bianco c’è anche il Dolcetto d’Alba. Le sue note di pesca, prugna e mandorla si accostano benissimo al sentore del tartufo. Non dimentichiamo il Barolo, di cui è apprezzato il carattere asciutto, avvolgente e vellutato.

    Non c’è nulla di meglio di una porzione di tagliolini al tartufo bianco e di un calice di eccellente vino per stupire i tuoi commensali. Ti forniamo un tartufo bianco di altissima qualità nel nostro negozio, dove sono disponibili tartufi freschi e conservati.

  • Abbinamento vino-tartufo: gli errori da evitare

    Il tartufo è un ingrediente in grado di valorizzare in maniera straordinaria tantissimi piatti. Ad esempio, quello bianco pregiato (o Tuber Magnatum Pico) è eccezionale con i primi a base di pasta e con i risotti; quello nero pregiato, invece, è spesso il protagonista delle pietanze che prevedono carne e uova.

    Ad ogni modo, è essenziale non solo individuare il miglior tipo di tartufo per ciascuna vivanda, ma anche capire quale vino abbinare. Questa operazione potrebbe sembrare semplice, anche perché alcuni si limitano ad accompagnare il tartufo bianco con vino bianco e il tartufo nero con vino rosso, ma naturalmente non è così facile.

    Ci sono diversi errori piuttosto comuni che molti commettono nella scelta del vino per il tartufo. Quest’ultimo è un compito essenziale, perché sappiamo bene quanto un calice di buon vino possa arricchire ulteriormente anche le creazioni gastronomiche più prelibate. Sarebbe un peccato preparare un eccellente pasto e rovinare tutto con il vino sbagliato!

    I tartufi freschi che offriamo nel nostro negozio sono contraddistinti dalla qualità più elevata, e necessitano del vino giusto per un risultato perfetto sotto ogni aspetto. Anche gli chef professionisti, del resto, ci insegnano l’importanza di curare dettagli del genere. Dunque, cosa non bisogna assolutamente fare quando si procede all’abbinamento vino-tartufo?

    La selezione di un vino troppo aromatico

    Il tartufo è un prodotto unico, caratterizzato da sfumature di sapore altrettanto uniche:

    • quello bianco pregiato è leggermente piccante, con note simili al formaggio grana;
    • quello nero pregiato ha un sentore che vira più verso il dolce;
    • quello uncinato ricorda le nocciole, il parmigiano e i porcini;
    • quello estivo è uno dei più equilibrati, a sua volta con un gusto assimilabile ai funghi porcini.

    Questi sono soltanto alcuni esempi, per farti comprendere quanto siano variegati i tartufi da questo punto di vista. Un vino troppo intenso, dal bouquet eccessivamente aromatico, non farebbe altro che nascondere il tartufo al palato. E questa eventualità è decisamente uno spreco, dato che il tartufo va accentuato tramite il vino, non certo sovrastato.

    Vino bianco per tartufo bianco e vino rosso per tartufo nero

    Come già ti abbiamo accennato all’inizio, un altro errore diffuso è l’accostamento vino bianco-tartufo bianco e vino rosso-tartufo nero. Si tratta di un’ingenuità, perché questo ragionamento non è sempre esatto: più che altro, non è questa la peculiarità del vino che devi considerare.

    Non importa se il vino è bianco o rosso – dato che con il tartufo vanno benissimo entrambi. Ciò che conta è optare per un vino mediamente strutturato, poco tannico e scarsamente acido, che non copra la presenza del tartufo. Questi requisiti possono essere soddisfatti tanto da un vino bianco quanto da uno rosso.

    Attenzione alle bollicine…

    Anche i migliori tartufi (come quelli disponibili sul nostro shop, a cui ti consigliamo di dare un’occhiata) rischiano di essere penalizzati da un vino troppo frizzante o dallo spumante sbagliato.

    In linea di massima, la raccomandazione sarebbe quella di evitare le bollicine quando si mette in tavola un piatto a base di tartufo. Se proprio non vuoi rinunciare allo spumante, prediligine uno metodo classico, morbido, con perlage fine. I più adatti sono quelli che, nella fase della seconda fermentazione, vengono lasciati in bottiglia.

    …e all’invecchiamento in barrique

    Nel complesso, quando si tratta di vini da abbinare al tartufo, è indispensabile scegliere prodotti che non abbiano un forte sentore di vaniglia.

    Devi sapere che questa è una prerogativa dei vini invecchiati a lungo in barrique, una botte di legno stagionato di rovere. Di conseguenza, è meglio preferire i vini per cui non si usa tale tecnica.

    Consigli sull’abbinamento vino-tartufo

    Ma, quindi, come bisogna agire per accompagnare in modo ottimale il tartufo con il vino?

    abbinamento vino-tartufo

    Per i tartufi bianchi, i vini ideali sono armoniosi e non esageratamente profumati. Ad esempio:

    • il Nebbiolo;
    • il Barolo;
    • il Dolcetto d’Alba;
    • il Rosso Piceno;
    • il Gewürztraminer.

    Tutti questi vini non sono particolarmente tannici o acidi, ed esaltano il gusto del tartufo senza “mortificarlo”.

    Invece, per i tartufi neri suggeriamo:

    • il Pomerol;
    • il Sagrantino di Montefalco;
    • il Montepulciano d’Abruzzo;
    • il Nebbiolo;
    • il Bordeaux.

    In generale, con i tartufi neri la selezione è un po’ più vasta dato che questi funghi resistono meglio alla cottura e non perdono nessuna sfumatura di aroma e di sapore.

    tartufo nero pregiato

    Una regola di base è la seguente: nell’abbinamento tartufo-vino, non tener presente solo il tartufo ma l’intera pietanza. Ci sono vini eccellenti con la pasta, altri che si sposano bene con il riso, altri ancora che sono perfetti con la carne o con le uova. Con una tagliata di manzo al tartufo nero è ottimo il Montepulciano d’Abruzzo, mentre con le tagliatelle guarnite dallo stesso tartufo il Nebbiolo è un must.

    Nel nostro catalogo forniamo pregiati tartufi freschi o conservati, affinché tu possa acquistare quelli che vuoi in ogni periodo dell’anno. Dai uno sguardo all’assortimento che proponiamo, e procurati i migliori tartufi che offre il territorio!

  • Come e dove trovare i tartufi

    La ricerca del tartufo può essere un’attività molto interessante e piena di soddisfazioni: tuttavia, se desideri cimentarti in questo compito, ti raccomandiamo di rispettare una serie di regole per tutelare sia l’ambiente sia il tartufo stesso.

    Tieni presente che uno dei modi più rapidi per procurarsi dei tartufi di qualità è l’acquisto online. Per esempio, nel nostro negozio mettiamo a disposizione i migliori tartufi freschi selezionati in base alla stagionalità. Non mancano chiaramente quelli conservati, oppure le pietanze già pronte condite con il tartufo.

    Se, invece, preferisci trovare personalmente i tuoi tartufi, nelle prossime righe ti spiegheremo come fare e quali sono le regioni italiane più ricche di questi pregiati prodotti della natura. Ti anticipiamo che sarà necessario superare un esame per ottenere un tesserino apposito: il tartufaio deve avere conoscenze specifiche relative al mondo dei tartufi!

    Dove bisogna cercare i tartufi

    La nostra penisola è, probabilmente, uno dei territori in cui i tartufi sono più diffusi. Ci riferiamo soprattutto a zone come l’Abruzzo e il Molise: qui è facile individuare numerosi tipi di tartufo, anche grazie al suolo adatto – ben aerato, con sezioni calcaree, pH alcalino e senza ristagni idrici.

    come e dove trovare i tartufi

    Anche in altre località, come l’Umbria, il Piemonte e il Lazio, è possibile raccogliere tartufi. Comunque gli appassionati riservano sempre una menzione speciale all’area abruzzese e a quella molisana: queste soddisfano tutte le condizioni principali per una crescita ottimale dei tartufi, dal clima alle caratteristiche del terreno.

    Il cane da tartufo

    Una curiosità: un tempo, la ricerca dei tartufi era effettuata con l’aiuto dei maiali. Questi animali possiedono un olfatto eccellente, nonché un’abilità unica nello scovare anche i tartufi più nascosti. Il problema è che, essendo ghiotti di funghi, tendevano a mangiarli prima che il tartufaio potesse intervenire.

    Il maiale, quindi, è stato sostituito dal cane da tartufo. Anzi, attualmente per legge l’utilizzo del cane è obbligatorio quando si svolge una simile attività: i cani localizzano presto il tartufo ed evitano scavi inutili che rovinerebbero il terreno.

    I cani devono ricevere un addestramento, privatamente oppure presso un addestratore professionista. Per quanto riguarda le razze canine più predisposte, esse sono:

    • il lagotto romagnolo;
    • il pointer;
    • lo spinone;
    • il jack russel;
    • il bracco.

    Non di rado si ricorre ai meticci, che sono tra i cani più docili e anche tra i più resistenti alle malattie.

    I periodi di raccolta

    Come sai, esistono più tipologie di tartufo. Nel nostro shop ne forniamo diverse, così da accontentare tutte le esigenze; se vuoi andare di persona in cerca dei tartufi, ti ricordiamo che è fondamentale limitare la raccolta ad alcune fasi dell’anno (che variano a seconda della specie).

    Per esempio, è consentito raccogliere il tartufo estivo soltanto tra maggio e settembre. Al contrario, il periodo per la raccolta del tartufo nero pregiato è quello che va da novembre a marzo.

    I mesi indicati per il bianchetto sono gennaio, febbraio, marzo e aprile; per il bianco pregiato sono  ottobre, novembre e dicembre e gennaio. Attenzione, questa è la normativa nazionale, ma le regole potrebbero cambiare da una regione all’altra.

    Cosa è vietato per il tartufaio?

    Per essere un buon tartufaio non basta superare l’esame per il tesserino. È essenziale rispettare dei divieti, tra cui:

    • quello di raccogliere tartufi non ancora maturi;
    • quello di lasciare buche aperte nel suolo;
    • quello di cogliere, in una sola volta, più di 2 kg di tartufi;
    • uscire con più di due cani alla volta;
    • quello di cercare tartufi nelle riserve naturali protette.

    Infine, nella maggior parte dei casi l’attività non può essere eseguita di notte. Nello specifico, da un’ora dopo il tramonto a un’ora prima del sorgere del sole.

    Gli strumenti per la raccolta dei tartufi

    Ci sono degli utensili di cui il cercatore di tartufi non può fare a meno.

    Sono importanti la vanghetta – una piccola zappa, la cui forma viene specificata da ciascuna regione – e la borsa per il trasporto dei tartufi. Ti suggeriamo anche dei guanti, per proteggere le mani dalle spine e dai sassi taglienti, e un paio di stivali adeguati alle passeggiate nei boschi.

    Come trovare i tartufi: qualche consiglio

    Per andare alla ricerca dei tartufi è indispensabile conoscere bene le zone forestali. Sono utili le mappe e i GPS da trekking; inoltre bisogna informarsi in via preliminare su tutti gli eventuali pericoli, dagli insetti alle vipere fino alle piante urticanti.

    Devi sapere quali sono gli alberi simbionti del tartufo, come il leccio, il carpino nero, il cerro e il pioppo. Prima di partire, in più, è meglio pianificare la ricerca e studiare il “comportamento” dei tartufi. Ad esempio, i tartufi neri emanano delle sostanze che impediscono lo sviluppo della flora tutt’intorno, e sono dunque circondati da un’area diradata.

    Analizza l’andamento delle precipitazioni, che potrebbero rendere più difficile il ritrovamento dei tartufi. Per il resto, non dimenticare che il nostro negozio ti offre un ampio assortimento di tartufi conservati e freschi!

  • Congelare il tartufo a casa: cosa devi sapere

    Una delle domande più frequenti, riguardo il tartufo, è la seguente: questo alimento può essere congelato?

    La risposta è sì, anche se ci sono delle precisazioni da fare al riguardo. Innanzitutto, conviene congelare soltanto alcune tipologie di tartufo: nelle prossime righe approfondiremo l’argomento e ti spiegheremo tutto quello che bisogna sapere in merito.

    Inoltre, è opportuno mettere il tartufo nel freezer solo se è davvero necessario, e se non hai modo di utilizzare subito questo ingrediente per la preparazione dei tuoi piatti. In generale, è inevitabile che parte dell’aroma e del sapore del tartufo vada perduta quando si decide di congelarlo.

    Hai acquistato una quantità di tartufo maggiore rispetto a quella che ti serve al momento? Oppure avevi in mente di realizzare una pietanza a base di tartufo, ma per un motivo o per un altro non puoi più farlo? In questi casi, congelare il fungo è la soluzione migliore. Non devi mai lasciare che un tartufo vada a male, al di là della varietà che hai scelto e della spesa che hai sostenuto.

    Se hai bisogno di tartufi freschi, dai un’occhiata alla relativa categoria sul nostro shop. Se scopri di non poterli adoperare immediatamente in cucina, congelali quanto prima – come si fa, del resto, con tutti i cibi più deperibili e preziosi.

    Si possono congelare tutti i tartufi?

    Ecco un altro interrogativo molto diffuso. In realtà, i tartufi da congelare sono soprattutto:

    • quello estivo;
    • quello uncinato;
    • quello moscato.

    Il tartufo estivo è uno dei più resistenti, ragion per cui non si rovina se viene congelato. Questo tartufo nero ha un sentore molto equilibrato, che non viene minato da una simile tecnica di conservazione: il profumo e il gusto rimangono praticamente inalterati.

    Al secondo posto mettiamo il tartufo uncinato, conosciuto anche come Scorzone Invernale. Esso si colloca a sua volta tra i tartufi meno delicati, e congelarlo non è per forza un’opzione negativa. Lo stesso discorso si applica al moscato, così detto per il suo caratteristico odore di noce moscata.

    Dunque, se ti sei procurato queste specie di tartufo, non farti troppi problemi qualora tu debba congelarle. Certo, il tartufo congelato non è come quello fresco, ma è la scelta più adeguata se non ci sono alternative.

    I tartufi da non congelare

    Al contrario, è preferibile evitare questa soluzione con i seguenti tartufi:

    • quello bianchetto;
    • quello nero pregiato;
    • quello bianco pregiato.

    Il tartufo bianchetto ha un aroma molto particolare e complesso, che spazia dalle note di aglio e di formaggio grana a quelle piccanti. Nel freezer, tale tartufo perde queste peculiarità e va incontro a una sorta di “appiattimento”. In altri termini, è come se si affievolisse la sua personalità: diventa più comune, simile ai tartufi più economici.

    In più, è un autentico delitto congelare il tartufo nero pregiato e quello bianco pregiato! Il primo, noto anche come Tuber Melanosporum, ha un profumo armonioso e quasi dolce, che si apprezza specialmente nei prodotti freschi.

    Il secondo, Tuber Magnatum Pico, è il più raffinato e costoso in assoluto. È un connubio di sapori e di odori magnifici, che nel congelatore andrebbero ad attenuarsi. La sua qualità può essere compromessa sia da una temperatura troppo alta, sia da una troppo bassa.

    Se compri uno di questi tartufi, cerca di consumarlo appena possibile. Nel nostro negozio ne trovi di ottimi, da quello bianchetto a quello nero pregiato fino al tartufo bianco.

    Come si congela il tartufo

    Passiamo ad alcuni consigli pratici su come congelare il tartufo.

    Per cominciare, è essenziale pulirlo con la massima attenzione: puoi usare uno spazzolino con setole morbide per non danneggiare la superficie del fungo. Non impiegare mai un getto d’acqua per rimuovere le tracce di terreno, e al limite inumidisci il peridio con un panno.

    Devi, poi, asciugare il tuo tartufo, utilizzando un foglio di carta assorbente da cucina. Dopodiché sistemerai il prodotto in un contenitore da chiudere per bene e da riporre nel freezer. Ti suggeriamo un barattolo di vetro, una busta di plastica trasparente o un recipiente sottovuoto.

    Come ci si regola quando serve il tartufo? Non lasciarlo per troppo tempo all’aria aperta, anzi, non scongelarlo completamente per non farlo diventare gommoso. Quanto prima, grattugialo o taglialo a scaglie.

    Quanto dura il tartufo congelato?

    Dopo essere stato congelato, il tartufo può essere conservato anche per un anno. Ciò che conta è che sia tenuto lontano dal ghiaccio e da altri alimenti con un aroma intenso.

    Quando si tratta di tartufi, è indispensabile adottare una serie di accortezze e di precauzioni per salvaguardare la qualità del tutto. Ciò è valido per la pulizia, per la conservazione e anche per il congelamento. Detto ciò, dai uno sguardo al nostro catalogo: forniamo non solo tartufi, ma anche vivande già pronte, strumenti per la lavorazione dell’ingrediente, confezioni regalo e altri articoli interessanti.

     

  • Pulire e conservare il tartufo: ecco come fare

    Imparare a pulire e a conservare il tartufo è molto importante, visto che si tratta di un alimento di pregio e piuttosto costoso: sarebbe un vero peccato comprometterne la qualità a causa di una pulizia non appropriata o di una conservazione non efficace. Per altro, stiamo parlando di un prodotto deperibile e che è piuttosto delicato.

    Insomma, non ci si può improvvisare esperti, ed è necessario sapere quali cure devono essere riservate al tartufo per goderne nel modo migliore. In commercio si possono trovare diverse tipologie – dal tartufo uncinato a quello bianco – ma le precauzioni da seguire e da adottare sono sempre le stesse.

    Che cosa bisogna sapere sulla pulizia del tartufo

    È importante ricordare che il tartufo non deve essere pulito subito dopo che è stato raccolto, anche se in questa fase è ancora sporco e pieno di terra (d’altra parte non bisogna dimenticare che i tartufi sono funghi ipogei, il che vuol dire che crescono sotto terra).

    Anche i tartufi comprati, inoltre, possono essere sporchi, o comunque avere dei pezzi di terra attaccati. Ovviamente questo non è segno di disattenzione da parte del venditore, ma qualcosa di voluto: i tartufi che non sono puliti alla perfezione durano più a lungo e si conservano meglio.

    Il fatto è che la parte esterna – che ha il nome di peridio – insieme con un lieve strato di terra fa sì che il tartufo rimanga nelle migliori condizioni, contrastando la sua deperibilità e prevenendo la proliferazione dei microrganismi. Così la maturazione del tartufo può proseguire, ed è questa la ragione per la quale il tartufo dovrà essere pulito in modo approfondito unicamente prima del consumo. A meno che lo stesso non sia destinato a essere conservato in freezer o sottovuoto.

    La conservazione del tartufo

    Vuoi sapere quali sono le varietà di tartufo migliori che puoi trovare sul mercato? Clicca qui e scoprirai un mondo di delizie da far girare la testa. Delizie che, però, devono essere trattate con i guanti: per questo devi sapere come va conservato il tartufo. Il frigo non deve avere una temperatura troppo bassa, o il rischio è che l’aroma venga compromesso, anche se solo in parte. Il tartufo deve essere avvolto all’interno di una garza o di un po’ di carta da cucina; va bene anche un lieve panno, a patto che sia inodore. Così racchiuso, poi, il tartufo deve essere messo all’interno di un contenitore di vetro con chiusura ermetica.

    Ma quanto tempo durano i tartufi? Quelli neri al massimo due o tre giorni, mentre quelli bianchi possono arrivare fino a una settimana. In qualsiasi caso, però, sarà opportuno sostituire la carta una volta al giorno, così da impedire che assorba troppa umidità favorendo la comparsa di muffe che, in breve, potrebbero favorire la marcescenza del prodotto.

    Nel caso in cui si desideri veicolare l’aroma del tartufo al riso, invece, è sufficiente mettere i due prodotti dentro lo stesso contenitore. Non per troppo tempo, però, in quanto la capacità del riso di assorbire i liquidi può far seccare il tartufo.

    La pulizia del tartufo

    E arriviamo, adesso, alla procedura che deve essere seguita per pulire il tartufo. Tutto ciò di cui si ha bisogno è rappresentato da un coltello appuntito e da uno spazzolino: se il tartufo è bianco, è più delicato e quindi ha bisogno di setole morbide; se il tartufo è nero, è meno fragile e quindi vanno bene delle setole semidure. Il consiglio è di non bagnare il tartufo, o al massimo lo si può inumidire in minima parte.

    Per rimuovere tutti i residui di terra il tartufo deve essere spazzolato in maniera delicata, e con l’aiuto della punta del coltello si possono togliere le particelle che risultano più ostiche da rimuovere. Se, invece, il tartufo è davvero sporco, non bisogna sfregare troppo, perché si correrebbe il rischio di staccare il peridio; bisogna, invece, mettere il prodotto in acqua fredda per non più di un minuto, e poi spazzolarlo non prima di averlo asciugato con cura.

    La conservazione del tartufo: metodi alternativi

    Se clicchi qui, avrai la possibilità di scoprire come fare per avere il miglior tartufo italiano direttamente a casa tua. Non dimenticarti, però, di leggere tutti i consigli da seguire per una corretta conservazione del prodotto.

    Potresti pensare, per esempio, di grattugiare il tartufo e congelarlo, anche se in questo caso una parte dell’aroma svanirà. Se lasciato in freezer, il tartufo può durare per circa un anno. Qualora sia stato messo nel congelatore ancora intero, una volta che si andrà a estrarlo lo si dovrà macinare o grattare entro breve tempo, prima che si scongeli del tutto.

    Anche la conservazione sott’olio è un’opportunità da prendere in considerazione per fare in modo che il tartufo duri più a lungo: non più di dieci giorni, comunque.