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  • Ricette di Natale a base di tartufo: ecco quali sono

    In vista delle feste di Natale è sempre piacevole provare a sbalordire i propri ospiti con menù speciali. Tra gli ingredienti da utilizzare c’è senza dubbio il tartufo, che ha la capacità di esaltare tante pietanze.

    Un esempio? I plin d’oca con tartufo bianco. Per prepararli abbiamo bisogno di 8 uova fresche e 600 grammi di farina bianca, mentre il ripieno si realizza con:

    • 1 chilo di polpa d’oca disossata
    • 600 millilitri di brodo vegetale
    • 100 millilitri di vino bianco secco
    • 100 grammi di cipolla bionda
    • 200 grammi di carne di manzo
    • 100 millilitri di marsala
    • 250 grammi di carote
    • uno spicchio di aglio in camicia
    • 200 grammi di sedano
    • un rametto di rosmarino
    • 150 millilitri di olio di oliva extra vergine
    • poche foglie di salvia
    • due rametti di timo
    • due uova intere
    • 100 grammi di parmigiano

    Infine il condimento richiede 80 grammi di burro, 300 millilitri di fondo d’oca, tre foglie di salvia e tartufo quanto basta. Questo è un piatto ideale per impiegare il tartufo estivo: clicca qui se desideri acquistarlo scegliendo un prodotto di alta qualità e sempre perfetto.

    Come si preparano i plin d’oca al tartufo bianco

    Si inizia impastando la farina e le uova a mano in modo da avere un composto il più possibile uniforme. Poi si avvolge il tutto nella pellicola trasparente e si mette in frigo lasciando riposare per un’ora.

    Nel frattempo ci si può dedicare al ripieno mettendo a rosolare in una pentola il timo, l’aglio, l’olio di oliva extra vergine, le verdure e i cubetti di manzo. A parte si taglia a dadini la polpa d’oca e la si spadella, per poi condirla con pepe, sale e olio.

    A questo punto si versa la polpa d’oca nella pentola con il manzo e si prosegue la cottura, per poi bagnare con il vino bianco e il marsala; si fa evaporare e si prosegue la cottura per un’ora a 150 gradi; quando il ripieno è cotto lo si passa al tritacarne e poi lo si mescola con il parmigiano e le uova. Quindi si può tornare all’impasto dei ravioli, che va tirato fino ad avere una sfoglia spessa non più di 2 o 3 millimetri.

    Poi al centro del foglio di pasta si mette il ripieno al centro con un cucchiaino o con un sac a poche e lo si ricopre con l’altra sfoglia: a questo punto si possono formare i plin, cioè i raviolini, che andranno prima lessati in acqua bollente salata e poi saltati in padella con il burro e il fondo d’oca.

    Una volta serviti, non rimane che aggiungere le scaglie di tartufo.

    Un secondo di carne: il filetto con la maionese tartufata

    Un’altra proposta per il menù di Natale è la millefoglie di filetto di fassona con maionese al tartufo nero pregiato. In questo caso occorrono 300 grammi di filetto di fassona, 20 grammi di valeriana, tre cucchiai di olio di oliva extra vergine, un pizzico di sale, 75 grammi di maionese aromatizzata con scaglie di tartufo nero, un pizzico di pepe e qualche pomodorino datterino.

    Prima di tutto si taglia il filetto a fette molto sottili, per poi batterlo in maniera delicata fra due fogli di carta da forno. Si condisce con sale e pepe e si bagna con l’olio di oliva extra vergine.

    Dopodiché con l’aiuto di un coppapasta si assembla il piatto alternando uno strato di carne e uno di maionese, fino a un totale di sei strati. Non rimane che decorare con i datterini e la valeriana.

    Gli appetizers al tartufo

    Ma anche per gli appetizers natalizi il tartufo può essere un ottimo alleato. Per esempio dei cestini di pasta sfoglia o di pan carrè da riempire con dei funghi porcini, del tartufo e della scamorza. Ma un grande classico è quello dei crostini, da preparare con il burro e il tartufo nero pregiato.

    Il tartufo, come noto, è ideale anche per gli abbinamenti con il formaggio: un tagliere è il modo migliore per aprire le danze a tavola. E perché non offrire agli ospiti delle uova al tegamino in apparenza banali ma impreziosite con delle scaglie di tartufo? Tra i primi al tartufo, invece, vale la pena di citare:

    • Le lasagne al tartufo con salsiccia
    • Le tagliatelle con carne trita e besciamella al tartufo
    • Le linguine con funghi, tartufo e patate.

    Infine, vale la pena di provare lo sformato di patate e tartufo al vino.

    Ora che hai scoperto le migliori ricette di Natale a base di tartufo, che ne dici di iniziare a pensare al menù per la cena della vigilia o per il pranzo del 25? Clicca qui per trovare i tartufi migliori che saranno in grado di esaltare i tuoi piatti e stupire i tuoi commensali.

  • Vanghetto per tartufi: cosa e a cosa serve

    Il vanghetto per tartufi è uno degli strumenti più importanti da usare per raccogliere i funghi sotterranei. Si tratta di un oggetto che deve avere delle dimensioni ben precise e una configurazione particolare, come stiamo per scoprire.

    Esso può essere realizzato in forme differenti e con vari materiali: è indispensabile per la raccolta dei tartufi, e non si deve commettere lo sbaglio di pensare che al suo posto si potrebbe usare un qualunque altro attrezzo.

    Infatti, è utile ricordare che la raccolta dei tartufi è un’attività per la quale è necessario rispettare delle norme specifiche e un regolamento severo. Tale regolamento varia da una regione all’altra, ma è sempre finalizzato a evitare che si possa danneggiare l’ecosistema nel quale si sviluppano tali funghi.

    A che cosa serve il vanghetto per tartufi

    Come si sa, la crescita dei tartufi avviene al di sotto della superficie del terreno, in maniera simbiotica con le radici di alcune piante. A seconda del tipo di tartufo tale simbiosi varia: per esempio il tartufo uncinato predilige un certo tipo di terreno e un certo tipo di pianta, altri tartufi preferiscono altri contesti, e così via.

    Per avere la sicurezza che dopo che i tartufi sono stati raccolti ne possano crescere altri nello stesso punto, è molto importante agire in modo che il terreno circostante non venga danneggiato e, soprattutto, non si rovinino le radici della pianta.

    Ecco spiegato il motivo per il quale c’è bisogno del vanghetto per tartufi, che si caratterizza per una forma speciale grazie a cui è possibile scavare dei buchi con un diametro minimo: così i tartufi stessi possono essere raccolti evitando che ciò che è presente nei dintorni vada rovinato. Qualunque sia il tipo di vanghetto utilizzato, è importante che questo strumento sia leggero e al tempo stesso resistente alla corrosione, ma anche:

    • Longevo nel tempo
    • Robusto a sufficiente
    • Facile da maneggiare
    • Non troppo costoso.

    Scavare per raccogliere i tartufi

    È questa la ragione per la quale i cani che sono ben addestrati non scavano mai con le zampe, ma indicano semplicemente il punto in cui è situato il tartufo.

    vanghetto per raccogliere tartufi

    A scavare pensa, appunto, il cavatore, che per questa azione si serve di un vanghetto. Questo strumento è formato da un manico, che nella maggior parte dei casi è realizzato in legno, su cui poggia una lama in metallo con una punta che può assumere forme differenti. Come detto, dipende tutto dalle caratteristiche del terreno in cui si dovrà scavare.

    Quando si ha a che fare con un terreno friabile e morbido, per esempio, c’è bisogno di un vanghetto che abbia la punta rettangolare: questi sono i terreni in cui crescono i tartufi bianchi pregiati, fra l’altro. Se, invece, il terreno è duro, non si può fare a meno di un vanghetto dotato di una punta a cuore o a freccia, capace di forare in maniera precisa la terra.

    Va segnalato comunque che al di là delle preferenze individuali del cavatore e delle sue necessità pratiche, la forma di un vanghetto dipende anche dalle direttive regionali, le quali normano anche le dimensioni.

    Le dimensioni di un vanghetto per tartufi

    Come si è accennato, le normative che regolano le misure dei vanghetti variano da una regione all’altra, ma sono comunque mirate a salvaguardare i terreni e le piante. In qualche regione addirittura i regolamenti stabiliscono quale forma deve caratterizzare la punta del vanghetto.

    Entriamo più nel dettaglio, dunque, per scoprire che cosa prevedono le singole regioni a tal proposito.

    Nel Lazio, in Toscana e in Sardegna l’utilizzo del vanghetto per tartufi è obbligatorio, ma le norme non indicano caratteristiche specifiche né pongono vincoli particolari a proposito delle dimensioni.

    In Piemonte, invece, la puntata della lama del vanghetto può avere una larghezza massima di 8 centimetri. In Veneto questo strumento deve avere una lama rettangolare, che in punta sia larga non più di 3 centimetri e che abbia una lunghezza massima di 10 centimetri.

    Passando all’Umbria, il vanghetto da usare per la raccolta dei tartufi deve avere una lama lunga non più di 15 centimetri e dotata di una punta con larghezza massima di 8 centimetri.

    Infine, in Abruzzo il vanghetto può essere lungo al massimo 15 centimetri e avere una larghezza in punta non superiore ai 4 centimetri; punta che non può essere rettangolare ma deve essere tondeggiante.

    Sei un amante dei tartufi? Scopri tutte le proposte del nostro marchio: troverai un mondo di sapori e di profumi da non perdere.

  • In Abruzzo hanno trovato una nuova specie di tartufo nero

    Univaq, Università degli Studi dell’Aquila, attraverso il suo laboratorio di Micologia ha scoperto una specie di tartufo nero nuova, con caratteristiche organolettiche ritenute ottime e di dimensioni importanti. A renderlo noto è il celebre micologo Giovanni Pacioni.

    Come ha avuto modo di spiegare il professor Pacioni, nel panorama dei tartufi neri era raccolto e messo in commercio nella categoria merceologica degli uncinati, che è quella relativa ai tartufi estivi a maturazione autunnale.

    Tuber suave è il nome che è stato attribuito alla nuova specie, la quale è emersa in maniera sicura in seguito alle ricerche generiche eseguite circa 10 anni fa in riferimento a popolazioni di particolari specie europee di tartufi neri.

    Tuttavia c’è stato bisogno di indagini svolte per lungo tempo sui campioni antichi che erano depositati nei più importanti erbari come punto di riferimento per i tartufi noti e identificati dalle normative sia internazionali che nazionali.

    Fino a questo momento il Tuber suave è stato preso in esame su esemplari provenienti da Secinaro, l’Aquila e la vallata dell’Aterno. Per quanto si sa ad oggi, questa specie è stata riconosciuta unicamente in Abruzzo: un’opportunità speciale per la denominazione commerciale.

  • La Spora partecipa al Sial Parigi 2022

    Siamo lieti di annunciavi che saremo presenti al prossimo Sial Parigi 2022, un evento internazionale che ha per tema l’innovazione alimentare. L’appuntamento è dal 15 al 19 ottobre presso Paris Nord Villepinte.

    Non è una buona occasione per venirci a trovare e conoscere meglio le nostre eccellenze?

    Sial Parigi 2022: di cosa si tratta

    Il Sial Parigi può essere definito a buon diritto la più la più importante fiera internazionale dell’agroalimentare, che ha lo scopo di portare alla ribalta tutte le novità del mondo food a 360 gradi.

    Si tratta di un appuntamento biennale che offre grandi opportunità sia a coloro che lavorano nel settore, sia ai visitatori: sarà possibile, ad esempio, scoprire prodotti e servizi innovativi in anteprima e si avrà l’opportunità di conoscere aziende e brand di prestigio.

    Oltre a portare in un’unica location le migliori proposte agroalimentari del momento, infatti, SIAL Paris offre anche importanti opportunità di fare rete a tutti coloro che operano nell’ambito della filiera del settore del food e del beverage.

    La nostra azienda

    La Spora, da sempre, ha cercato di garantire alla propria utenza prodotti di elevata qualità: preparazioni a base di tartufo senza conservanti, in grado di assicurare al cliente il sapore autentico dei migliori tartufi. Insomma ci siamo sempre dedicati con passione al nostro lavoro cercando di distinguerci dai competitor grazie a prodotti di eccellenza.

    Con la partecipazione a questo evento, grazie a un pubblico più ampio ed eterogeneo, avremo la possibilità di avere nuovi stimoli e ulteriori ispirazioni per rendere ancora più entusiasmante il nostro lavoro e soddisfare le esigenze di potenziali nuovi clienti.

  • Tartufo nero o bianco: qual è il prodotto più pregiato?

    Qual è il prodotto più pregiato tra il tartufo nero e quello bianco? Come sai, sono diverse le tipologie di tartufo che si possono trovare sul mercato, e ciascuna di queste ha delle caratteristiche ben precise dal punto di vista olfattivo, del gusto, tattile, e così via. Ebbene, tra quello bianco e quello nero, è più pregiato il tartufo bianco.

    Una delle caratteristiche che contribuiscono a renderlo così importante è senza dubbio il profumo lievemente agliato, contraddistinto da note che rievocano il formaggio fermentato. In più, non si può fare a meno di mettere in evidenza il gusto, che è davvero unico. il tartufo bianco pregiato, con il suo sapore lievemente piccante, è in grado di valorizzare qualunque pietanza in modo delicato e conferire personalità e tutti i piatti. Clicca qui per acquistare un esemplare di tartufo bianco pregiato: resterai sbalordito da tanta qualità.

    Consigli per valorizzare il tartufo bianco

    Il tartufo bianco pregiato, il cui nome scientifico è Tuber Magnatum Pico, richiede alcune precauzioni per un uso ottimale. In particolare, è fondamentale che venga utilizzato unicamente a crudo, e non deve mai essere cotto; infatti la cottura porterebbe a far sparire il sapore. Lo si può grattugiare su un piatto caldo, ovviamente, oppure lo si può tagliare con uno strumento apposito per affettare i tartufi. È anche per la sua notevole delicatezza che il tartufo bianco è il più pregiato di tutti.

    Un tartufo raro

    Stiamo parlando, inoltre, di un tartufo molto raro, che è in grado di crescere unicamente in condizioni ambientali specifiche. In particolare, ha bisogno di terreni con un alto contenuto di calcio e di potassio e abbastanza umidi. Inoltre, non si trova sopra i 700 metri di altitudine.

    Il tartufo bianco pregiato si sviluppa in simbiosi con carpini neri e tigli, ma anche noccioli, salici, pioppi e querce. Visto che cresce unicamente in ambienti specifici, il tartufo bianco pregiato e la sua raccolta sono condizionati tra l’altro dalla situazione climatica. In più, non è così semplice scovarlo, e in effetti viene trovato unicamente dai cercatori con più esperienza. Una differenza molto significativa tra il tartufo bianco pregiato e il tartufo nero pregiato va individuata nel fatto che il primo non può essere coltivato. Insomma, hai capito perché stiamo parlando del tartufo più pregiato di tutti? È molto delicato, vanta un sapore unico e non è così facile da trovare.

    Il tartufo nero pregiato

    Questo non vuol dire che il tartufo nero sia da evitare, anzi. In cima a una graduatoria ideale dei tartufi neri troviamo il tartufo nero pregiato (mentre il tartufo bianco pregiato è il primo nella classifica dei bianchi). Il suo nome scientifico è Tuber Melanosporum Vittadini, ed è un prodotto che vanta peculiarità davvero speciali. Per quel che riguarda il gusto, per esempio, si ha a che fare con un sapore che è al tempo stesso equilibrato e deciso, caratterizzato da note dolci.

    tartufo nero

    Complice il suo profumo delicato e piacevole, questo tartufo si adatta a varie preparazioni. La cottura non modifica né il profumo né il sapore, e infatti il tartufo nero pregiato risulta eccellente anche se cucinato. Inoltre può essere congelato perché conserva la propria fragranza e si adatta alla realizzazione di secondi piatti o di ripieni. Sei incuriosito dal tartufo nero pregiato? Lo trovi in vendita online nel nostro catalogo: da provare assolutamente!

    Tartufo nero: le altre proposte

    Altri esemplari di tartufo nero che meritano di essere provati sono lo scorzone, l’uncinato e il brumale. Quest’ultimo, il cui nome scientifico è Tuber Brumale Vitt, tuttavia, ha un profumo diverso e un colore della gleba parzialmente differente e non lo si può considerare ugualmente pregiato.

    Come abbiamo notato, sono numerosi gli aspetti in base ai quali un tartufo può scalare la graduatoria dei prodotti di maggior pregio, come per esempio la rarità, la semplicità di raccolta, la reperibilità e la domanda di mercato. Non a caso tutti questi elementi condizionano il prezzo, al pari della quantità che viene raccolta, dello stato di conservazione e della pezzatura.

    I prezzi

    Uno scorzone, denominato anche tartufo estivo, ha un prezzo più basso rispetto a un uncinato, in quanto quest’ultimo è caratterizzato da un aroma più apprezzabile e da un gusto significativamente più intenso.

    Lo stesso discorso vale per il confronto tra il tartufo bianco pregiato e il bianchetto, che in teoria gli assomiglia solo per il colore del peridio, ma è diverso per il profumo, per le dimensioni e soprattutto per il periodo di raccolta. Tra le due tipologie, in altri termini, il paragone assolutamente non regge.

  • Come riconoscere un tartufo dal profumo

    Riconoscere un tartufo dal profumo è, prima ancora che un esercizio, un vero e proprio piacere. Tutti i tartufi, a cominciare da quelli abruzzesi, sono caratterizzati da peculiarità che contribuiscono a renderli speciali e unici, ovviamente al di là del sapore. Il profumo del tartufo è molto intenso, e si contraddistingue per note originali per ciascuna varietà.

    Volendo approcciare un viaggio nel mondo del tartufo, non si può fare a meno di parlare del profumo, che è una caratteristica che lo rende facile da identificare anche per i meno esperti. Come accennato, il profumo è unico per ciascuna varietà e per ciascun tartufo: è la caratteristica da cui gli appassionati e gli intenditori si lasciano guidare.

    Il tartufo bianco

    Hai intenzione di acquistare dei tartufi freschi per poter gustare il loro profumo in tutta la sua intensità? Esplora il nostro catalogo, e troverai molte proposte a tua disposizione! Per esempio il tartufo bianco pregiato, che viene considerato all’unanimità come il re dei tartufi. Il suo è un profumo molto intenso, con note di terra bagnata, di fieno e di sottobosco. Ma non è tutto, perché il tartufo bianco abbina un sapore squisito a un lieve sentore di gas e di aglio. Si tratta di fragranze che – è doveroso precisarlo – non sempre piacciono a tutti.

    Eppure è proprio il profumo che rende il tartufo bianco facile da distinguere anche da un neofita. Il profumo di aglio, poi, diventa ancora più intenso nel caso in cui si parli del tartufo bianchetto o marzuolo, una sorta di fratello del tartufo bianco. Abbiamo a che fare, in questo caso, con una varietà di tartufo il cui profumo è perfino più forte rispetto a quello che caratterizza il tartufo bianco pregiato. Per altro, i sentori di aglio si ravvisano sia nel profumo che nel sapore, con un gusto deciso che deve essere ben dosato.

    Il profumo di nocciole e bosco del tartufo uncinato e dello scorzone estivo

    Il tartufo uncinato ha in comune con il tartufo bianco pregiato una parte della stagione di raccolta. Quello uncinato è un tartufo della famiglia dei neri, con un profumo che – al pari del sapore – richiama quello delle nocciole. È un profumo molto intenso, di certo lo è di più rispetto a quello dello scorzone estivo.

    Lo scorzone invernale (altro nome con cui viene identificato il tartufo uncinato) tende ad assorbire in maniera più consistente i profumi della vegetazione e del bosco in cui cresce. Diverso è il discorso per lo scorzone estivo che, come il suo nome lascia intuire, viene raccolto nel periodo che va da maggio a settembre. Il suo profumo, oltre che le nocciole, evoca il malto d’orzo torrefatto.

    Il tartufo nero pregiato

    Nel nostro catalogo puoi trovare tutti questi tartufi, e in più sei libero di decidere se acquistarli freschi o conservati: approfitta di questa occasione! Scoprirai anche la bontà del tartufo nero pregiato, che si riconosce per il suo profumo intenso e molto avvolgente, ideale per diverse preparazioni culinarie. Fruttato e aromatico al tempo stesso, il profumo del tartufo nero pregiato porta alla mente le note del sottobosco e per questo motivo è ideale per la preparazione dei dolci al tartufo.

    Il suo profumo si adatta a preparazioni come le cheesecake e i tiramisù. Il tartufo brumale, invece, è un altro gioiello della famiglia dei neri, con un profumo che richiama la noce moscata e la mandorla. Il tartufo moscato, infine, vanta note di muschio molto caratteristiche.

    Perché è importante riconoscere il profumo del tartufo

    Saper riconoscere il profumo del tartufo è molto importante per diversi motivi, a cominciare dal fatto che consente di distinguere i tartufi che sono andati a male. I tartufi tendono ad assorbire i profumi dell’ambiente in cui si trovano, ed è per questo che sono sempre:

    • Originali
    • Unici
    • Memorabili

    Di solito il profumo del tartufo è sufficiente per capire se abbiamo a che fare con un prodotto che è fresco o meno. Per altro intuirlo non è difficile, sempre che si abbia la possibilità di annusare il tartufo da solo: il che non avviene, per esempio, se ci si trova davanti a una bancarella in cui i tartufi sono esposti gli uni accanto agli altri. Le diverse varietà di tartufo presentano, dal punto di vista olfattivo, delle caratteristiche specifiche.

    L’odore di un buon tartufo è facile da identificare per gli appassionati. In linea di massima, le note odorose vanno dalla castagna al fieno, con differenze che si concretizzano secondo i dettagli di cui abbiamo parlato in precedenza. Il profumo tende a essere più intenso nel caso in cui i tartufi siano maturi. In effetti, gli animali come i maiali e i cani, ma anche i cinghiali e le volpi, trovano i tartufi proprio grazie al loro forte profumo.

  • Come diventare un cavatore di tartufi

    Quello del cavatore di tartufi è senza dubbio un lavoro che oltre a essere gratificante e divertente risulta ben remunerato. Per seguire questo percorso è necessario prima di tutto un cane.

    La razza ideale a questo scopo è quella del lagotto romagnolo: si tratta di una razza creata ad hoc finalizzata alla ricerca di tartufi. I lagotti romagnoli sono cani di taglia piccola che hanno un senso dell’olfatto molto sviluppato: proprio per questo motivo sono in grado di individuare tartufi anche a profondità importanti.

    Tanto giocherelloni quanto affettuosi, questi cani hanno un costo variabile in base al pedigree, ma si può arrivare fino a 2mila euro.

    Dove cercare tartufi

    Sono molte le regioni del nostro Paese in cui si possono cercare i tartufi, anche se probabilmente quelli piemontesi e quelli abruzzesi sono fra i più pregiati.

    Prima, però, bisogna preoccuparsi di addestrare il cane da tartufi. Anche se non si tratta di un lagotto romagnolo, quel che conta è che l’animale abbia un olfatto discreto. La tecnica da seguire per l’addestramento non è troppo complicata, e può essere paragonata a quella richiesta per l’addestramento di un cane da caccia. Certo, è necessario avere a disposizione un bel po’ di tempo, essere molto pazienti e soprattutto amare i cani.

    L’addestramento dei cani

    Il cane può essere addestrato già a partire dal terzo mese di vita, ma non dal quarto anno in poi, perché è troppo tardi. Per iniziare si può ricorrere a un involucro in plastica al cui interno collocare un tartufo di piccole dimensioni (non è necessario che sia di qualità elevata).

    Una volta che l’involucro è stato chiuso, si comincia a giocare con il cane lanciandogli il tartufo, in modo che l’animale sia indotto ad andare a riprenderlo, ovviamente a fronte di gratificazioni sotto forma di crocchette o carezze.

    In una fase successiva l’involucro di plastica dovrà essere interrato. Infine il cane deve essere portato all’aperto, in una location in cui ci possono essere dei tartufi. Ovviamente tutto questo per il cane deve essere un gioco; quindi i comportamenti vanno adattati di conseguenza.

    La fase dell’addestramento è abbastanza delicata, ma vale la pena di sopportare le fatiche che saranno ripagate quando ci si ritroverà fra le mani un bel tartufo nero pregiato.

    Che cosa serve per diventare un tartufaio

    Un aspirante cavatore di tartufi deve avere sempre con sé

    • Un po’ di acqua per dissetarsi e per dissetare il cane
    • Un vestiario adeguato a una camminata in un bosco
    • Un vanghello per tartufi, cioè una vanga di piccole dimensioni leggera e con un comodo manico.

    È importante che all’inizio si inizi a cercare il tartufo solo per passione e non solo con l’obiettivo di ottenere un ritorno economico, perché non è detto che nei primi tempi i risultati ottenuti siano quelli desiderati.

    Sia chiaro, però: la passione di per sé non è sufficiente, ma è necessario avere una competenza specifica nel settore. Questo vuol dire che occorre conoscere le diverse tipologie di tartufo in base alla loro taglia, alla loro qualità e al loro peso. I tartufi che costano di più sono quelli che superano i 50 grammi.

    Quali tartufi cercare

    I tartufi più apprezzati, anche dal punto di vista economico, sono quelli bianchi: sopra i 50 grammi si può arrivare a una quotazione di più di 300 euro. In ogni caso le variabili in gioco sono molteplici, come la stagione dell’anno.

    Esiste una borsa del tartufo in cui i prezzi vengono stabiliti di volta in volta. Occorre sapere, in ogni caso, che per la raccolta dei tartufi è necessario un tesserino di idoneità. Si tratta del documento che consente di cercare i tartufi, e ovviamente di raccoglierli, in terreni non di proprietà. Senza questo documento non è possibile procedere alla raccolta del tartufo.

    Infatti la raccolta selvaggia è un problema del settore, non solo per la scarsa esperienza di molti cercatori, ma anche per le conseguenze della vendita abusiva. Questo è il motivo per il quale la salvaguardia dei tartufi è disciplinata da leggi che prevedono anche dure sanzioni per coloro che vengono sorpresi a raccogliere in mancanza di tesserino. Questo può essere ottenuto solo dopo aver superato un esame.

    Va detto, comunque, che le regole da rispettare per conseguire il tesserino variano da una regione all’altra, per quanto il documento sia valido in tutta Italia; quindi conviene informarsi nella regione di riferimento, contattando l’Ufficio Territoriale Regionale e inoltrando la domanda di iscrizione all’esame.

    Acquistare i tartufi

    Questi, dunque, sono tutti i segreti che vale la pena di conoscere se si ha il desiderio di diventare cavatori di tartufi. Ma per chi pensa che questo percorso sia troppo impegnativo o richieda troppo tempo, non c’è nessun problema: basta cliccare su questo link per scoprire come acquistare i tartufi senza fatica.

  • Come acquistare un tartufo

    Per sapere come acquistare un tartufo è necessario, prima di tutto, essere consapevoli delle diverse tipologie di prodotto che il mercato mette a disposizione. Il tartufo bianco pregiato, conosciuto anche con il nome di trifola bianca, è il più pregiato, ma vale la pena di citare anche il tartufo nero estivo, noto come scorzone, e il tartufo nero invernale.

    Il tartufo è un fungo ipogeo che vive in simbiosi con alcune specie vegetali (o, per essere più precisi, con le loro radici). Ma come si fa a essere certi di scegliere il tartufo migliore?

    Quali rischi evitare

    I rischi che si possono correre in fase di acquisto di un tartufo sono numerosi. Ovviamente il principale rischio è quello di ritrovarsi a comprare un tartufo di qualità modesta, per esempio perché non è ancora maturo o, al contrario, perché ha già iniziato la fase di marcescenza. Oppure può capitare, molto più semplicemente, di comprare un tartufo pensando che sia molto pregiato anche se invece non lo è. Un ultimo rischio da evitare è quello di pagare un prodotto molto di più rispetto al suo effettivo prezzo di mercato. Ebbene, per scongiurare tutti questi pericoli ti puoi rivolgere a noi di Tartufi La Spora, che proponiamo solo prodotti freschi a prezzi convenienti: dai un’occhiata al nostro assortimento di delizie per verificarlo in prima persona!

    Come riconoscere un tartufo di qualità

    Una delle peculiarità più importanti che devono essere ricercate in un tartufo è la durezza. Un prodotto che si dimostra cedevole, infatti, con tutta probabilità cela una marcescenza. I tartufi, per poter essere ritenuti freschi, devono essere:

    • Non troppo duri
    • Compatti al punto giusto
    • Non eccessivamente elastici
    • Ben turgidi.

    L’impatto visivo è un altro fattore da prendere in considerazione quando ci si chiede come acquistare un tartufo. Il prodotto, infatti, deve mostrare il corpo integro, perché se così non fosse tenderà a deteriorarsi in tempi più bravi. Anche il grado di pulizia è un aspetto da non sottovalutare, perché se ci sono troppi residui di terra si può sospettare che essi servano a nascondere eventuali difetti o imperfezioni.

    La valutazione olfattiva

    La valutazione olfattiva è complessa ma non impossibile. Il tartufo bianco, in teoria, dovrebbe trasmettere sentori di miele, di fieno e di aglio, mentre non va comprato se propone un afflato eccessivo di ammoniaca.

    come acquistare un tartufo

    Ma ovviamente se si sceglie di comprare online non è possibile né effettuare una valutazione olfattiva, né osservare il tartufo prima di comprarlo, e tanto meno toccarlo. Come fare, quindi? Semplice: bisogna trovare un rivenditore affidabile e di comprovata serietà. Ecco perché rivolgersi a noi: la nostra fama ci precede, e se non hai ancora provato i nostri prodotti è ora di iniziare a farlo.

    Dove si può acquistare il tartufo

    Ci sono, comunque, anche altre opportunità per comprare il tartufo: per esempio nei negozi che propongono prodotti tipici locali, ma anche in occasione di fiere. In genere nei negozi si possono trovare tartufi di qualità elevata a prezzi tutto sommato interessanti; il vantaggio è che in contesti simili di solito prima di comprare si ha anche l’opportunità di effettuare degli assaggi.

    Una buona idea è senza dubbio quella di frequentare le tante manifestazioni che in Italia sono dedicate al tartufo, soprattutto in quei territori che vantano una nota tradizione tartufigena. È il caso, per esempio, del nostro Abruzzo, del Piemonte e delle altre regioni del centro Italia. In questi casi si possono scoprire magnifici esemplari di tartufo messi a disposizione dai commercianti: è davvero difficile resistere.

    A proposito, hai già scoperto le nostre proposte?

    Il prezzo

    Se ti stai chiedendo come acquistare un tartufo, non puoi fare a meno di prestare attenzione anche al fattore prezzo. Le prezzature al pezzo sono da evitare in tutti i modi, perché il tartufo deve essere sempre pesato.

    È buona norma informarsi sui prezzi medi che sono in vigore nel periodo in cui si effettua l’acquisto. A volte, purtroppo, gli operatori del settore si rendono protagonisti di fastidiose speculazioni a cui è bene prestare attenzione, con ricarichi eccessivi rispetto al prezzo di mercato.

    Il discorso vale non solo per i tartufi in sé, ma anche per i tanti preparati realizzati usando questo ingrediente, come per esempio i formaggi aromatizzati, le tagliatelle al tartufo bianco, le creme, i salami, i patè, e così via.

    Ora che hai scoperto come acquistare un tartufo, non ti rimane che passare allo step successivo: cucinarlo! Anche in questo caso ci sono alcuni errori che è necessario evitare: puoi scoprirli leggendo questo articolo.

  • Come cucinare i tartufi: tutti gli errori da evitare

    Il tartufo, pregiato fungo ipogeo, è tra i prodotti più preziosi che vi siano in commercio e nei nostri boschi: il territorio abruzzese è tra i luoghi più fertili del Bel Paese.

    Cucinarlo è semplice e alla portata di tutti, ma ci sono alcuni piccoli errori da evitare per non inficiare il suo sapore e non rischiare di rovinare interamente il prodotto.

    Scopriamo insieme come non commettere sbagli “fatali” che potrebbero impedire di assaporare la bontà di un ingrediente così tanto prezioso e che è possibile acquistare nel nostro shop online!

    Gli errori da evitare quando si cucina il tartufo

    In natura esistono molte varietà di tartufo che si contraddistinguono per odore e sapore. Gli esperti ne hanno contate più do 60 di cui solo 9 risultano essere commestibili per l’uomo e presenti sul mercato. Puoi scoprire alcune varietà all’interno del nostro sito.

    Analizziamo insieme quali sono gli errori da evitare per non rischiare di rovinare il tartufo.

    Lavare il tartufo sotto l’acqua corrente

    Il modo migliore per pulire il tartufo è con l’acqua e attraverso l’ausilio di uno spazzolino dalla setole morbide.

    La superficie del tartufo è molto porosa: lavarlo sotto il getto diretto dell’acqua potrebbe inumidire totalmente il fungo e renderlo inutilizzabile.

    Il tartufo teme, infatti, l’umidità e si contraddistingue per la sua delicatezza. È necessario, quindi, trattarlo con estrema cura e attenzione, evitando i lavaggi violenti. Infine, è preferibile evitare di toccarlo spesso, in quanto – essendo composto per circa l’80% di acqua – perde facilmente le sue proprietà, se stressato eccessivamente.

    Conservare il tartufo per troppo tempo in frigorifero

    È importante che il tartufo non sia lasciato per molto tempo all’interno del frigorifero per non rischiare che ammuffisca. Quando viene conservato, per evitare che prenda molta umidità, è consigliabile avvolgerlo nella carta da cucina e metterlo dentro un contenitore di vetro in modo che non assorba gli odori. È importante, infine, cambiare la carta da cucina tutti i giorni per eliminare l’umidità in eccesso ed evitare che il prodotto diventi inutilizzabile.

    Il tempo di conservazione del fungo è differente: il tartufo nero può essere consumato entro 7 giorni mentre quello bianco dopo 5 giorni.

    Se si vuole trasferire parte dell’aroma del tartufo a ingredienti come uova o riso è possibile inserirli, anche, all’interno del contenitore utilizzato per conservare il prodotto.

    Ci sono, inoltre, tecniche di conservazione differenti rispetto a quella tradizionale appena descritta: il tartufo può, infatti, essere congelato sottovuoto, intero o grattugiato, per circa 12 mesi. Il suo aroma permeante, tuttavia, in buona parte sarà perduto e una volta tolto dal freezer dovrà essere immediatamente utilizzato, prima che si scongeli completamente.

    Il tartufo, inoltre può essere conservato – sempre nel congelatore – immerso nel burro o nell’olio: in questo modo può essere utilizzato per aromatizzare numerosi piatti.

    Cucinare il tartufo quando è freddo

    Un errore da evitare è quello di cucinare il tartufo immediatamente dopo averlo tolto dal frigorifero. È necessario, infatti, attendere almeno un’ora in modo che il prodotto possa sprigionare nuovamente il suo aroma. Quest’ultimo è differente in base alla tipologia di tartufo: mentre il tartufo estivo, ad esempio, si contraddistingue per un aroma delicato, il tartufo uncinato ha un sentore più persistente e intenso.

    Cuocere troppo il tartufo nero

    Il tartufo nero, a differenza di quello bianco, si può scottare leggermente; esso, infatti, tollera meglio le temperature elevate. Va detto, tuttavia, che è è sempre preferibile aggiungerlo alla fine sul piatto. Il tartufo nero, infatti, pur reggendo le temperature, non dovrebbe essere mai rosolato o soffritto.

    Il prodotto risulta molto buono nei ripieni e nei purè o come mantecatura finale, scottandolo per circa 30 secondi a fine cottura. Non dimentichiamoci mai che il tartufo sprigiona il suo aroma in modo perfetto solo se consumato al naturale!

    Cuocere il tartufo bianco

    A differenza del tartufo nero, che può essere leggermente scottato, il tartufo bianco non deve mai essere cotto.

    come cucinare i tartufi

    Il prodotto è molto delicato e sensibile alle alte temperatura: se viene cucinato perde interamente le sue qualità e il suo aroma.  Il tartufo bianco deve essere utilizzato, dunque, interamente a crudo, tagliato preferibilmente in sottilissime fette per guarnire i piatti caldi con l’apposito affetta tartufi. Bastano solo dai 3 ai 5 grammi per aromatizzare i piatti caldi e freddi.

    Non comprare l’affetta tartufi

    È fondamentale dotarsi di un’affetta tartufi prima di iniziare ad utilizzare il prezioso ingrediente. L’affetta tartufi consente, infatti, di controllare la quantità di tartufo da mettere sopra il piatto e di verificare lo spessore di ogni fetta.

    Utilizzare aromi forti

    I sapori molto forti abbinati al sapore del tartufo rischiano di far perdere l’aroma del prodotto. È preferibile, quindi, utilizzare il tartufo all’interno di ricette molto semplici come pasta, riso, uova o patate.

    Ora che conosci gli errori da evitare nel trattare il tartufo non devi fare altro che recarti nel nostro sito e acquistare i migliori tartufi freschi presenti sul mercato!

  • A Hospitality Qatar 2022 ci sarà anche La Spora!

    Anche la nostra azienda agricola è tra le protagoniste di Hospitality Qatar 2022, evento in programma da ieri presso il Doha Exhibition and Convention Center: Il tartufo dell’Alto Molise e dell’Alto Sangro, insomma, si appresta a essere celebrato su un palcoscenico di prestigio internazionale!

    I padiglioni della fiera qatariota per 4 giorni saranno il fulcro del mondo della ristorazione; per noi, si tratta di un’occasione assolutamente unica, in quanto avremo la possibilità di favorire la conoscenza e la promozione dei nostri prodotti.

    Sì, perché nella capitale dell’emirato troveranno posto non solo i tartufi freschi, ma anche molte altre specialità gastronomiche, come – ad esempio – il risotto con i funghi porcini e il tartufo, oppure la polenta con il risotto ai funghi porcini. Alla fiera prendono parte aziende di ben 14 Paesi di tutto il mondo; l’evento – lo ricordiamo – è arrivato nel 2022 alla sua 7ma edizione ed è organizzato dal Qatar Business Event Corporation.

    Per noi de La Spora, questa non è che l’ultima di una lunga serie di affermazioni ottenute a livello internazionale. Basti pensare che, lo scorso marzo a Londra – in occasione del Mediterranean Taste Awards – il nostro tartufo estivo macinato e il risotto al tartufo hanno conquistato la medaglia d’oro!

    In Qatar a rappresentarci ci sarà Simona D’Abruzzo, nostra export & product manager, che lo scorso anno si è aggiudicata il Premio Phenomena, il quale viene consegnato alle imprenditrici del Sud Italia che sono portavoce e vessillifere delle eccellenze delle regioni del Meridione.

    Anche il nostro Francesco Le Donne, titolare de La Spora, ha voluto mettere in evidenza il proprio desiderio di puntare sulla sostenibilità ambientale e sulla filosofia del km zero; una filosofia che dura da generazioni, poiché è da lungo tempo che l’azienda si occupa della raccolta dei tartufi nell’alta valle del Sangro, tra i boschi del Molise e quelli dell’Abruzzo.

    Simona, dal suo canto, in vista della trasferta in Qatar, ha invece sottolineato l’orgoglio e la gioia provati nel contribuire al prestigio che la presenza de La Spora alla fiera di Doha assicura al tartufo dell’Alto Molise e dell’Alto Sangro. Tra i nostri punti di forza vi è senz’altro la ricerca costante della genuinità, dimostrata dall’assenza di conservanti, di coloranti e di additivi.

    Sia Simona che Francesco vivono ad Ateleta, e sono al lavoro per dedicarsi a progetti aziendali innovativi, incentrati sulle tartufaie, oltre a occuparsi della gestione dei punti vendita di Pescocostanzo e di Roccaraso. Tutti i riconoscimenti che sono stati ottenuti rappresentano uno sprone per un maggiore impegno, finalizzato al conseguimento di nuovi obiettivi.

    In tal modo i prodotti dell’azienda potranno essere conosciuti ovunque, non solo in Italia ma anche al di fuori dei confini nazionali. Come dire: se il Made in Italy viaggia in tutto il mondo, è anche un po’ merito nostro!

    Siamo davvero fieri di essere considerati un punto di riferimento nel comparto alimentare e gastronomico, grazie ai nostri elevato standard di qualità.